Spiritualità

Scoprire la gioia del presente

Essere spirituali non significa meditare o pregare frequentemente, né appartenere a una religione o a una scuola di pensiero ma vivere nel presente, imparando a gioire e a condividere ogni attimo e ogni esperienza

Tutti oggi parlano di spiritualità: questo è un argomento spirituale, il tale è uno tipo spirituale, la vita oltre la morte è un argomento spirituale. Ma che cosa intendiamo con questa parola? La nostra cultura è poco avvezza a trattare questi argomenti, tanto da creare molta confusione in proposito; le stesse definizioni sono contraddittorie, a volte fuorvianti: alcuni ritengono che essere spirituali coincida col seguire una religione, oppure praticare la meditazione per ore ed ore alla settimana;

altri propendono ad identificarla con la necessità di vivere stereotipi che includono l’essere senza soldi, né avere una fissa dimora, il vestire senza abiti tradizionali, l’avere un aspetto trasandato, vagamente sciatto, perché tutto viene improntato e indirizzato verso la spiritualità. Altri ancora si illudono che la partecipazione di per sé ad una scuola di Yoga o la frequenza a seminari di rilassamento, oppure ad altri che trattano l’energia, sia un requisito indispensabile ma sufficiente per entrare di diritto nella schiera degli spirituali illuminati.

Imparare a vivere l’attimo
La mia personale idea si scosta parecchio da queste definizioni: la spiritualità è a mio avviso il vivere appieno la nostra esistenza e siccome sappiamo poco su cosa siano la vita e la morte, questa definizione risulta incompleta.
Intanto il primo passo è vivere l’attimo, il momento presente. Carpe diem! dicevano i nostri avi. Curiosamente il nostro pensiero è indirizzato spesso verso il futuro, su ciò che dovrà ancora accadere, al fine di poterlo indirizzare al meglio o per essere preparati ad ogni evenienza ma, l’ostinata perseveranza in tal senso, diventa ansia. In altri momenti, invece, osserviamo il nostro passato chiedendoci ripetutamente dove fossero la nostra testa ed il nostro buon senso davanti a talune decisioni prese. Anche qui passare troppo tempo con questi pensieri carpe_diem11crea solo sensi di colpa e una rabbia conseguente.
La paura è una pessima consigliera, dice un proverbio, ma anche un antidoto potente alla spiritualità. Più la avvertiamo e più ci allontaniamo dal sorseggiare la vita, privilegiando pensieri nichilisti o negativi. Essa è, anzi, uno strumento molto utilizzato per rendere l’uomo schiavo dei propri pensieri, così da impedirgli di essere libero. Invece che vivere l’attimo, cioè assaporare il momento, teniamo la nostra mente occupata in altre faccende che risulteranno poco utili nell’economia della nostra vita. Diceva il Buddha: “Se una cosa ha soluzione, perché ti preoccupi? Se una cosa non ha soluzione, perché ti preoccupi?”. Il passato, poi, è immodificabile, inutile rimuginare oltre i limiti del buon senso. Ma non è ciò che accade nella nostra vita.
Vivere il presente è vivere. È una palestra, un allenamento. Occorre esercitarsi a lungo ed iniziare a rendersi conto di cosa stiamo pensando, dove e quali sono i nostri valori e quanto tempo della nostra vita stiamo sprecando. Da questa considerazione ne scaturisce un’altra: la spiritualità è anche, implicitamente, responsabilità e consapevolezza. Responsabilità della propria mente, dei propri pensieri che ci permette di renderci conto sempre più di come stiamo veramente vivendo e di chi siamo. Tutto ciò diventa possibile con la padronanza del nostro pensiero consapevole.
Tenendo i pensieri nel presente la vita si dilata e la si assapora maggiormente: potremmo scoprire che i fiori profumano, gli “altri” diventano persone umane, le piante e gli animali assumono un’altra dimensione. Ogni gesto, anche dei più banali, Smell-the-Flowersassume un’importanza enorme ai nostri occhi. È un po’ come quando iniziamo a camminare di nuovo dopo un periodo di forzata inattività ospedaliera: ogni più piccolo passo lo si assapora alla stessa stregua di un alpinista che conquista una cima inviolata, ogni banale gesto ripetuto in passato migliaia di volte, diventa motivo di soddisfazione e di orgoglio personale: che magnifico profumo ha il caffè appena fatto, come splende il sole oggi! Potremmo scoprire che ogni cosa è importante e degna di ogni attenzione e del massimo rispetto.
Con altrettanta deferenza potremmo pensare al concetto della vita, cosa significa e perché siamo qui, alla nostra relazione con la Madre Terra e con la Fonte di Energia, di qualunque cosa si tratti, maturando un progressivo distacco dalle cose materiali che appariranno sempre più utili, ma non indispensabili.

Condividere la gioia
Sorgerà spontaneamente la necessità di avvertire amore attorno a noi e la gioia di poterlo condividere, verificando di persona come sia la sola strada della felicità, scoprendo che la felicità è la strada e non l’obiettivo. Allora, l’appartenere ad una religione rende spirituali? Potrebbe, ma non è di per sé sufficiente. Così come il frequentare seminari di spiritualità, il diventare vegetariano od il meditare a lungo. Sono cose che possono aiutare, ma che non garantiscono il raggiungimento dello scopo. Tantomeno l’interpretare stereotipi a cui accennavo prima, come l’esseespiritualidadre povero o il non avere una casa degna.
Sarà bello scoprire che dentro di noi, ed in ogni particella che compone l’Universo, c’è una scintilla divina e che ciò è valido per ognuno di noi. Siamo esseri profondamente spirituali con una piccola componente fisica a cui diamo una grande rilevanza.
Ricordo con gioia un contadino che, prima di potare un albero, parlò alla pianta spiegando il perché lo stava facendo; o gli indiani americani che, la sera precedente il giorno della caccia, parlavano con lo spirito del grande bisonte affinché li potesse facilitare: ed immancabilmente, il giorno seguente, qualche esemplare vecchio o malandato restava lontano dal branco.

di  – venerdì 16 maggio 2014

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